Cefalù, marciapiedi trappola e pioggia di risarcimenti: è scontro sui fondi negati per la manutenzione

La battaglia politica sul bilancio di previsione 2026-2028 del Comune di Cefalù non si è esaurita nell’aula consiliare lo scorso 29 dicembre, ma continua a infiammarsi sulle strade della cittadina normanna, alimentata dalla cronaca di questi giorni. Al centro della polemica c’è la gestione delle risorse pubbliche e, in particolare, la scelta dell’Amministrazione di respingere una proposta mirata alla messa in sicurezza della viabilità pedonale, un tema che tocca da vicino la quotidianità di residenti e turisti.
Il casus belli nasce da un emendamento presentato dall’opposizione durante l’ultima seduta dell’anno, che proponeva una manovra finanziaria apparentemente di buon senso: spostare la somma di 30.000 euro dal capitolo di spesa destinato allo “Sviluppo e valorizzazione del turismo” a quello relativo a “Viabilità e infrastrutture stradali”. L’obiettivo dichiarato era quello di potenziare immediatamente la manutenzione dei marciapiedi cittadini, le cui condizioni di degrado sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, la proposta è stata rispedita al mittente dalla maggioranza che, facendo valere la forza dei numeri, ha bocciato l’iniziativa senza aprire un vero confronto nel merito della questione.
Purtroppo, la realtà ha presentato il conto a stretto giro di posta. A pochi giorni da quella votazione, si è verificato l’ennesimo incidente che rischia di gravare ulteriormente sulle casse comunali: una concittadina è caduta rovinosamente proprio a causa delle condizioni dissestate di un marciapiede, riportando lesioni giudicate gravi dai sanitari. Un episodio che, con ogni probabilità, si trasformerà nell’ennesimo contenzioso legale contro l’Ente.
I dati relativi alle cause pendenti disegnano un quadro allarmante per le finanze locali. Ad oggi, le richieste di risarcimento danni avanzate dai cittadini per sinistri causati da insidie e trabocchetti presenti su strade e marciapiedi di Cefalù ammontano alla cifra esorbitante di oltre 700.000 euro. Un “buco” potenziale enorme, destinato a crescere dato che in diversi casi l’importo del risarcimento non è stato ancora quantificato con precisione.
Di fronte a questa emorragia di denaro pubblico, la denuncia politica si fa aspra. Investire nella manutenzione ordinaria, secondo i promotori dell’emendamento bocciato, non è solo una questione di decoro urbano, ma una precisa scelta di responsabilità amministrativa. Prevenire gli incidenti significherebbe infatti tutelare l’incolumità fisica delle persone e, contemporaneamente, salvaguardare il bilancio da esborsi milionari per cause civili. La decisione di privilegiare altre voci di spesa, ignorando l’urgenza della sicurezza pedonale, viene letta come una vittoria della logica di parte sugli interessi concreti della collettività, che continua a camminare su strade insicure mentre i costi sociali ed economici lievitano.



