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Cavallo di ritorno a Bagheria, condanne fino a 6 anni

Quattro giovani di Villabate riconosciuti colpevoli di furti ed estorsioni lungo la litoranea

Il tribunale di Termini Imerese ha chiuso con quattro condanne il primo capitolo del processo sul racket del “cavallo di ritorno” che nell’estate del 2024 aveva messo in ginocchio automobilisti e bagnanti della costa tra Aspra e Mongerbino, nel territorio di Bagheria. La sentenza è stata emessa il 7 ottobre dalla giudice per l’udienza preliminare Erina Cirincione, al termine del rito abbreviato.

Le pene più pesanti sono state inflitte a M.M., condannato a sei anni e otto mesi di reclusione. A seguire, A.M. ha rimediato quattro anni e quattro mesi, B.B. quattro anni e B.A. due anni e otto mesi. Tutti e quattro, originari di Villabate, erano già stati raggiunti da misure cautelari disposte dal Gip per gli stessi fatti.

L’inchiesta, condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bagheria nella seconda metà del 2024, era partita da un dato anomalo: con l’avvio della stagione balneare si erano moltiplicati i furti di auto e moto sul litorale, ma in molti casi i proprietari ritrovavano il mezzo pochi giorni dopo la denuncia. Un copione che ha portato gli investigatori a ipotizzare che l’obiettivo del gruppo non fosse impossessarsi dei veicoli, ma monetizzarne la restituzione.

Gli accertamenti, condotti con intercettazioni telefoniche e ambientali, telecamere di videosorveglianza, pedinamenti e testimonianze, hanno delineato un sodalizio di giovani che agiva in modo sistematico. Dopo il furto, i componenti contattavano la vittima sui social network usando profili falsi e sempre diversi, chiedendo somme variabili tra 200 e 800 euro in base al valore del mezzo, secondo un vero e proprio listino. Molti proprietari, spesso con disponibilità economiche limitate, sceglievano di pagare pur di riavere l’auto, evitando di rivolgersi alle forze dell’ordine.

Per i quattro condannati si tratta di una prima definizione della posizione processuale. Il procedimento prosegue davanti al tribunale di Termini Imerese in composizione collegiale per gli altri imputati che non hanno optato per il rito abbreviato. La sentenza non è definitiva: come previsto dal principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza, le responsabilità saranno accertate in via definitiva solo al termine dell’intero iter processuale.

35 anni, vive a Palermo e ha fatto dello sport la sua filosofia di vita. Personal trainer certificato, da oltre un decennio affianca atleti e appassionati in percorsi di allenamento personalizzati, puntando sul benessere fisico come motore di equilibrio mentale. Cresciuto a pane e pallone nei campetti di quartiere, ha coltivato una profonda passione per il calcio e il futsal, sport che ha praticato a livello agonistico e che oggi racconta con sguardo competente e appassionato.Accanto all'attività in palestra, Antonio ha sviluppato una vocazione giornalistica che lo ha portato a collaborare con Palermo Post, dove scrive articoli e approfondimenti su sport locali, dilettantismo e realtà giovanili. Conosce bene il tessuto sportivo della città, ne segue da vicino i talenti emergenti e crede fermamente nel valore sociale dello sport come strumento educativo e di riscatto.Autentico, diretto, mai banale nei suoi commenti, riesce a trasmettere nei suoi pezzi la stessa energia che mette in campo con i suoi allievi. Tra un allenamento e una partita, racconta Palermo attraverso lo sport, convinto che ogni storia di sacrificio e passione meriti di essere ascoltata.

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