Carini, l’estrema costa occidentale? Un ghetto a tutti gli effetti

C’è una terra di nessuno, una sterminata periferia residenziale cresciuta a dismisura dove regnano l’incuria e l’abbandono. È la fascia costiera di Carini che corre verso ovest, un territorio compreso tra il Baglio Pescatori, il fortino privatizzato di Marina Longa e il confine con il comune di Cinisi. Una significativa porzione di territorio, urbanizzata a partire dagli anni ’70 e ancora oggi sotto il giogo di una cementificazione inarrestabile, tra residence e villette a schiera. Dove migliaia di palermitani hanno cercato la tranquillità di una residenza autonoma, spesso allo stesso prezzo di un appartamento in una periferia di Palermo, trovando però una realtà ben diversa dalla terra promessa dagli agenti immobiliari, che tendono a vendere un Olimpo in terra ricco di vie con nomi di Dei.
Basta farsi un giro tra le strade che collegano queste oasi residenziali alle vie principali per cogliere immediatamente le difficoltà di chi ha deciso di vivere lì. Le strade non sono dissestate, sono un paesaggio lunare fatto di voragini al posto di semplici buche, lasciate in un totale stato di abbandono. La cura delle istituzioni sembra seguire una geografia precisa e spietata. La Carini “attenzionata” finisce al Baglio dei Pescatori, sul mare e si estende fino al Castello passando dalla più grande frazione: Villagrazia di Carini. Fino a quel punto, provenendo da oriente, la costa è curata, il manto stradale è in condizioni accettabili. Ma dal Baglio in avanti, verso ovest, inizia la terra di nessuno. La viabilità non è né studiata né gestita, e così si creano colli di bottiglia e blocchi surreali quando semplicemente due macchine si incrociano.
Ma non è solo una questione di viabilità. Questa estrema periferia carinese è totalmente priva di servizi. Senza un’automobile non si può raggiungere una farmacia, le ambulanze, in alcune vie, faticherebbero a entrare, e non c’è un ufficio comunale o un presidio dello Stato neanche a cercarlo con il lanternino.
“E quello che si vede è solo la punta dell’iceberg”, ci racconta una residente che da oltre un decennio si è trasferita da Palermo. “I veri problemi sono invisibili: l’assenza di una rete fognaria, cosa assurda visto che qui vivono migliaia di persone, e le enormi problematiche legate all’approvvigionamento idrico, con l’acqua che in estate arriva a mancare anche per 4-5 giorni consecutivi. E ancora: illuminazione pubblica che non esiste, pulizia delle strade inesistente, sporcizia, insetti, topi e una delinquenza a livelli estremi, con i ladri che entrano nelle case a rubare di tutto, soprattutto nei mesi invernali. Il mare? Quello di Marina Longa, l’unico pulito e accessibile, è riservato alla “casta”, recintato, nessuno può entrare. Il bancomat più vicino è a Villagrazia, a 5-6 chilometri, e quasi sempre fuori servizio”.
Ora, ai margini di questa terra di confine, stanno per sorgere un grande hotel e il centro di ricerca del RIMED. La speranza, forse l’ultima, è che l’arrivo di questi punti di importanza strategica imponga finalmente alla politica locale, che continua a pensare al proprio territorio guardando una fotografia degli anni ’60, di cambiare visione e di prendersi cura di un territorio ormai espanso a dismisura. Un territorio contaminato da decine di migliaia di ex residenti di Palermo che nei prossimi anni probabilmente diventeranno la maggioranza di Carini.



