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Carini. Lega la madre al letto, i vicini chiamano il 112

“L’ho fatto per proteggerla, perché temevo che in mia assenza si sarebbe fatta del male”. È la giustificazione, tanto netta quanto sconcertante, che un uomo di 30 anni ha fornito ai Carabinieri di Carini. Ma questa sua spiegazione si scontra con la scena che i soccorritori si sono trovati di fronte sabato sera, in un appartamento di via Monti Iblei: la madre dell’uomo, una donna di 65 anni, era immobilizzata, legata con delle fascette di fortuna per polsi e caviglie alle sponde del suo letto.

È un rebus familiare, un mistero che si consuma tra le mura domestiche, quello su cui ora indagano gli inquirenti. A far scattare l’allarme sono stati alcuni vicini di casa. Preoccupati da alcuni gemiti insistenti che provenivano dall’appartamento, e non ricevendo alcuna risposta dopo aver bussato, hanno temuto il peggio e hanno chiamato i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri della stazione locale. Una volta forzata la porta d’ingresso, si sono trovati di fronte la donna, immobilizzata sul suo letto. Era cosciente, sebbene in un evidente stato confusionale, e non presentava ferite visibili. Dopo essere stata liberata, è stata affidata alle cure dei sanitari del 118 e trasportata in ospedale per tutti gli accertamenti del caso.

A quel punto è iniziata la ricerca del figlio convivente. Rintracciato poche ore dopo, l’uomo è stato accompagnato in caserma. È lì che ha fornito la sua versione dei fatti, una spiegazione che ha lasciato perplessi gli investigatori.

Per lui è scattata una denuncia a piede libero con la pesante accusa di maltrattamenti in famiglia. Al momento non sono state adottate misure restrittive nei suoi confronti, ma l’inchiesta è in pieno svolgimento. I Carabinieri stanno ora ascoltando parenti, conoscenti e vicini di casa per ricostruire il contesto familiare, per capire il rapporto tra madre e figlio e per verificare se quella che il figlio descrive come una misura di protezione estrema e maldestra non nasconda, invece, una realtà di abusi. Un confine sottile, un dramma silenzioso su cui ora la giustizia dovrà fare piena luce.

Classe 1987, Simona Montalbano è un'aspirante giornalista pubblicista che intreccia con maestria le sue passioni per la storia, lo sport e i viaggi nel racconto del territorio. Laureata in Lettere Moderne presso l'Università di Palermo, Simona porta con sé una solida preparazione umanistica e uno sguardo curioso e attento, capace di cogliere le sfumature più profonde delle realtà che narra.La sua penna si dedica con particolare attenzione al comprensorio che si affaccia sullo splendido Golfo di Carini, un'area ricca di storia, tradizioni e fermento culturale. Simona ne esplora le cronache e le storie, offrendo ai lettori uno spaccato vivido e approfondito di questa parte della Sicilia.Ma è nello sport che un'altra grande passione di Simona trova espressione. Con competenza e trasporto, si occupa in particolare di discipline affascinanti come il volley, con le sue dinamiche di squadra e la sua carica agonistica, il canottaggio, simbolo di fatica e armonia con l'acqua, e la vela, che evoca avventura e il legame ancestrale con il mare. La sua narrazione sportiva non si limita alla cronaca dei risultati, ma cerca di trasmettere l'emozione, i sacrifici e i valori che animano atleti e società.Preziosa collaboratrice di testate come "Palermo Post" e "Sport in Sicilia", Simona Montalbano arricchisce il panorama informativo locale con il suo stile elegante e la sua capacità di approfondimento. La sua versatilità le permette di spaziare con disinvoltura dalla cronaca locale al reportage sportivo, mantenendo sempre un alto livello di qualità e coinvolgimento per il lettore.Simona rappresenta una figura completa, in grado di unire la passione per la cultura e la storia del proprio territorio a un'autentica vocazione per il racconto sportivo, offrendo un contributo prezioso a Media Post Network.

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