Botti, bollettino di guerra: 7 feriti, mani spappolate e dita amputate

L’alba del 2026 a Palermo porta con sé, come un triste copione già scritto, la conta dei danni fisici provocati dall’esplosione incontrollata dei botti di fine anno. Quando l’eco dei festeggiamenti si è spenta e il fumo dei fuochi d’artificio si è diradato, a rimanere è il dolore di chi ha pagato un prezzo altissimo per un attimo di euforia. Il bilancio ufficiale diramato dalle strutture sanitarie del capoluogo siciliano è pesante: sono sette le persone rimaste ferite, con lesioni concentrate prevalentemente agli arti superiori, in alcuni casi con conseguenze permanenti e invalidanti.
Il fronte più caldo dell’emergenza sanitaria è stato il Policlinico “Paolo Giaccone”, dove i medici del Pronto Soccorso e gli specialisti della Chirurgia Plastica hanno dovuto fronteggiare una notte di intenso lavoro. In questo presidio sono giunti quattro uomini, tutti accomunati da traumi da scoppio. Per tre di loro, le ferite sono state causate dalla deflagrazione ravvicinata di petardi, mentre il quarto è rimasto vittima dell’utilizzo improprio di una pistola a salve. Il quadro clinico descritto dai sanitari è drammatico: le esplosioni hanno investito le mani, maciullando i tessuti. Per tre dei pazienti ricoverati al Policlinico, i danni sono stati irreversibili, comportando la perdita parziale di alcune falangi. Si tratta di menomazioni che richiederanno lunghi percorsi di riabilitazione e che lasceranno segni indelebili. Solo uno dei quattro feriti, fortunatamente, ha riportato lesioni più lievi, cavandosela con una medicazione e le dimissioni immediate.
Anche l’Ospedale Civico è stato teatro della corsa delle ambulanze. Qui sono stati trasportati altri tre feriti, anch’essi colpiti dalle onde d’urto generate dagli ordigni pirotecnici. Anche in questo caso, le diagnosi parlano di ferite da scoppio, con un paziente che presenta lesioni particolarmente serie alle dita, tanto da rendere necessario il suo trasferimento nel reparto specializzato di Chirurgia Plastica per tentare di salvare la funzionalità della mano.
Nonostante le campagne di sensibilizzazione, i divieti e gli appelli al buonsenso lanciati nei giorni scorsi dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine, la “tradizione” di maneggiare esplosivi pericolosi continua a mietere vittime. Quella che doveva essere una notte di gioia si è trasformata per sette famiglie palermitane in un incubo fatto di sale operatorie e prognosi riservate, confermando ancora una volta come l’imprudenza resti il nemico numero uno dei festeggiamenti.



