UniCredit Palermo, Fabi: rete al collasso per esodi anticipati

Il sindacato chiede sostituzioni immediate in città
Sulla piazza di Palermo la situazione nelle filiali UniCredit è ormai al limite. A lanciare l’allarme è la Fabi, che denuncia una rete in sofferenza a causa delle uscite anticipate dei lavoratori previste dall’accordo sugli esodi incentivati firmato il 20 aprile scorso. L’intesa, che coinvolge fino a 1.130 persone su scala nazionale, è considerata positiva dal sindacato, ma gli effetti locali sono critici.
Secondo i dirigenti sindacali Fabi di Palermo – Giuseppe Angelini, Calogero Li Puma, Giuseppe Marino e Gabriele Urzì – da giugno numerosi dipendenti hanno già lasciato la banca in anticipo rispetto ai tempi previsti, sfruttando la facoltà dell’azienda di posticipare o anticipare le uscite fino a dodici mesi. Le partenze già concluse o in via di definizione sono oltre trenta.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: filiali con organici ridotti all’osso e carichi di lavoro insostenibili, uffici centrali depotenziati con attività rallentate e arretrati in aumento, presidi territoriali indeboliti proprio mentre la banca richiede maggiore efficienza e qualità del servizio. I sindacalisti segnalano anche un aumento dei reclami della clientela, non per scarsa professionalità, ma per l’impossibilità oggettiva di garantire standard adeguati.
La Fabi chiede quindi l’attivazione immediata dei percorsi di nuova occupazione previsti dagli accordi, l’inserimento tempestivo di nuove risorse sulla piazza di Palermo, in numero adeguato e con profili coerenti con le esigenze operative, e un confronto urgente per monitorare l’impatto delle uscite e garantire condizioni di lavoro sostenibili per chi resta.
“Gli impegni dell’azienda sulla nuova occupazione vanno rispettati con immediatezza”, affermano i sindacalisti, “affinché la rete e gli uffici di Palermo tornino ad avere organici adeguati”. La situazione appare dunque critica e il sindacato chiede un intervento rapido per evitare il collasso operativo.



