Stati Generali a Prefetto: sei proposte contro disagio giovanile

Rete di associazioni chiede interventi sociali oltre la repressione
La sicurezza a Palermo non può essere solo questione di pattugliamenti e telecamere. Lo hanno ribadito gli Stati Generali per l’infanzia, l’adolescenza e le politiche giovanili, che hanno inviato una lettera al prefetto Massimo Mariani chiedendo un incontro e avanzando sei proposte da sottoporre al governo nazionale. Secondo la rete, composta da associazioni, cooperative, parrocchie e cittadini, la repressione da sola è destinata a fallire se non accompagnata da un forte investimento sociale.
“Il disagio economico e sociale inascoltato si trasforma in rabbia e spesso in violenza”, scrivono i portavoce Tania Arena, don Sergio Ciresi, Antonietta Fazio, Pietro Galluccio, Francesco Passantino e Francesca Pruiti. La loro posizione è netta: lo Stato non può limitarsi a sorvegliare, ma deve curare le cause. Richiamano il decreto Minniti del 2017, che già prevede la riqualificazione dei quartieri e la collaborazione con il terzo settore come strumenti di sicurezza urbana.
I dati allegati alla lettera dipingono una situazione drammatica. A Palermo, in interi quartieri, i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano superano il 55%, contro una media del 20% nelle altre città metropolitane. Le famiglie in povertà di reddito sfiorano i due terzi, mentre a livello nazionale sono un quarto. La dispersione scolastica è più del doppio della media italiana. Le zone più colpite sono San Filippo Neri, Albergheria, Brancaccio, Zisa, Roccella, Ciaculli, Cantieri, Borgo Nuovo, Altarello e Oreto.
La rete chiede di essere ricevuta dal prefetto per illustrare il quadro e discutere come il lavoro quotidiano delle organizzazioni possa supportare le istituzioni. L’obiettivo è riaprire un dialogo stabile sulla programmazione delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. Il punto centrale resta la costruzione di un Piano comunale per l’infanzia e l’adolescenza, integrato in un più ampio Piano per la sicurezza urbana.
Un primo passo è stato compiuto con l’incontro tra i portavoce e il nuovo Garante comunale per l’infanzia, Vito Lo Scrudato. Hanno concordato di avviare un lavoro conoscitivo sul territorio e di condividere i dati già raccolti dalla rete sulla presenza di servizi nei quartieri. “Mancano spazi pubblici dove i ragazzi possano incontrarsi, fare cultura e sport”, sottolineano i portavoce, indicando la carenza di luoghi di aggregazione come una delle radici del disagio.



