Palermo, blitz allo Zen 2: in manette un’intera famiglia

Il silenzio dell’alba sopra i tetti del quartiere Zen 2 è stato rotto dal ronzio delle pale dell’elicottero “Fiamma”, che dal cielo ha vigilato su una massiccia operazione interforze scattata alle prime luci del giorno. Un risveglio brusco per la criminalità locale, colta di sorpresa da una manovra a tenaglia coordinata dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo. L’obiettivo era chiaro: setacciare il territorio per contrastare le piazze di spaccio, il traffico di armi e i reati predatori che affliggono l’area. Decine di militari della Compagnia San Lorenzo, supportati dai reparti speciali, dalle unità cinofile e dalle Aliquote di Primo Intervento, hanno cinturato il quartiere, concentrando le attenzioni su via Costante Girardengo, divenuta l’epicentro dei controlli.
È proprio in questa strada, nel cuore pulsante dello Zen 2, che si sono consumati gli episodi più rilevanti, portando all’arresto di cinque persone in due distinte irruzioni. Il primo a finire nella rete degli investigatori è stato un trentunenne palermitano. L’uomo, volto già noto alle forze dell’ordine e sottoposto all’obbligo di dimora, non ha desistito dalle sue attività illecite: la perquisizione domiciliare ha infatti portato alla luce quasi cinquanta dosi di hashish, accuratamente confezionate e pronte per lo smercio al dettaglio. Ma è stato il secondo intervento a rivelare uno scenario ben più complesso, coinvolgendo un intero nucleo familiare composto da padre, madre e due figli, di età compresa tra i venti e i cinquant’anni.
La tensione è salita quando un carabiniere, appostato strategicamente sul retro dell’edificio per prevenire fughe o smaltimento di prove, ha notato un movimento repentino: una mano si è sporta da una finestra lanciando nel vuoto un involucro. Recuperato prontamente, l’oggetto si è rivelato essere un panetto di hashish da quasi cento grammi. All’interno dell’appartamento, i militari hanno dovuto attendere a lungo prima che la porta venisse aperta, trovandosi poi di fronte a un atteggiamento poco collaborativo. Tuttavia, la scena del crimine parlava chiaro: sulla tastiera di un computer sono stati rinvenuti residui inequivocabili della sostanza stupefacente, segno tangibile che il panetto era stato maneggiato e parzialmente lavorato poco prima dell’irruzione.
L’operazione non si è limitata al solo contrasto degli stupefacenti. Durante le perquisizioni è emerso anche un inquietante scenario legato alle armi: è scattata una denuncia a piede libero per la detenzione di una pistola a salve modificata, trovata insieme a ventisei bossoli. Sotto sequestro sono finiti anche due fucili da softair, che ora saranno inviati ai laboratori del R.I.S. di Messina per le necessarie analisi balistiche. Il bilancio della giornata si è completato con la segnalazione alla Prefettura di quattro assuntori di droga e numerose sanzioni al Codice della Strada, riaffermando la presenza dello Stato in una delle aree più sensibili del capoluogo siciliano.



