Formazione in Sicilia: vergogna, dov’è il tuo rossore?

Nel grande teatro dell’assurdo che è diventato il sistema della formazione professionale in Sicilia, oggi è andato in scena l’ennesimo atto farsesco, un’opera tragicomica che, se non fosse per le sue drammatiche conseguenze, strapperebbe un sorriso amaro anche al più compassato degli spettatori.
Alle 12:00 in punto — puntualità più svizzera che siciliana, a dirla tutta — si sarebbe dovuta aprire la seconda finestra dell’Avviso 7/2023, destinata a distribuire oltre 61 milioni di euro per la formazione di disoccupati e inoccupati. Un’opportunità, sulla carta, per restituire dignità e prospettiva a migliaia di cittadini e imprese dell’Isola.
E invece, la piattaforma digitale, già di suo più simile a un carro trainato da buoi che a un sistema informatico del XXI secolo, ha retto malamente l’urto iniziale. Accessi difficoltosi, gateway sovraccarichi, enti impazziti davanti a schermate che si aggiornano a scatti, più simili a un Commodore 64 che a un’infrastruttura pubblica moderna.
Ma fin qui, tutto nella norma: l’eccezione sarebbe stata una procedura che funzionasse. Il vero colpo di scena arriva poco dopo. Qualche tecnico — di quelli illuminati — si accorge che la piattaforma non è allineata con i cataloghi dei corsi caricati dagli enti. Tradotto: alcuni corsi risultano misteriosamente scomparsi.
E così, nel giro di quaranta minuti, senza un piano B, senza neanche il tempo di pensare a una soluzione di emergenza, qualcuno preme il bottone rosso: annullato tutto. Sparisce la piattaforma, svanisce la possibilità di caricare i progetti, e appare, come un lenzuolo steso al vento, un comunicato scialbo, grigio come un fax dimenticato sul tavolo della burocrazia: si rifarà tutto da capo. Giorni e orari? Boh. Lo diranno, forse, dopo il caffè.
Nel frattempo, centinaia di operatori e lavoratori degli enti sono rimasti incollati ai monitor, col fiato sospeso e lo stomaco vuoto. Qualcuno, ironia della sorte, ancora sperava che fosse un errore temporaneo, un disguido passeggero. Invece era solo la banalità dell’inettitudine a prendersi la scena.
Verrebbe da scomodare Shakespeare: “Vergogna, dov’è il tuo rossore?”
Eh sì, perché qui, di rossori, non se ne vedono. Né sui volti dei dirigenti che hanno costruito questa impalcatura digitale su fondamenta di cartapesta, né su quelli dei responsabili politici che si guardano bene dal pronunciare una parola, figurarsi assumersi una responsabilità.
Ci si chiede: ma perché chi sbaglia resta sempre lì, saldo come un monolite, mentre a pagare sono sempre gli altri?
Chi ha approvato una piattaforma non testata?
Chi non ha controllato la corrispondenza tra i cataloghi e il sistema?
Chi ha deciso di spegnere tutto, come se stesse giocando a Monopoli e potesse semplicemente dire “ripartiamo”?
Nel frattempo, imprenditori del settore formazione vedono scomparire sotto il tappeto mesi di lavoro, ore spese a progettare percorsi, risorse investite nella speranza che questa Regione, una volta tanto, fosse all’altezza del suo stesso bando.
Ma nulla. Siamo in Sicilia, e la Sicilia — quella amministrata da chi ci ostiniamo a chiamare “governanti” — riesce a trasformare ogni occasione in un disastro, ogni possibilità in una trappola, ogni progetto in una figuraccia .
C’è da imparare da chi sa vendere biglietti online per concerti sold out, da chi gestisce afflussi di milioni di utenti al secondo senza crash. Vivaticket funziona. Sicilia Digitale no. Eppure, nessuno si dimette. Nessuno chiede scusa. Nessuno arrossisce.
In un paese normale, di fronte a un tale fallimento, si alzerebbe una sola voce: dimissioni. Di tutta la filiera. Da chi ha concepito la piattaforma fino all’ultimo dei tecnici che ha autorizzato il go-live senza verificarne il funzionamento.
Ma da noi, nella Repubblica delle Banane, non si arrossisce. Si pranza.
E dopo pranzo, si valuta se comunicare qualcosa, magari con un comunicato che pare scritto col copia-incolla da una delibera del 1982.
Si ride, sì, ma per non piangere. Perché dietro questa tragicommedia ci sono vite vere. Disoccupati che aspettavano un corso per rilanciarsi. Formatori che speravano in un contratto. Enti che scommettevano su una ripresa.
Oggi tutto è stato cancellato. Non per una calamità naturale. Non per un attacco hacker. Ma per incompetenza. Pura, cristallina, spudorata incompetenza.
E allora, se proprio non possiamo pretendere le dimissioni, se non possiamo nemmeno immaginare un sistema che funzioni, almeno lasciateci la libertà di gridarlo forte: vergogna, dov’è il tuo rossore?
Perché qui, di vergogna, se ne sente solo il nome. E neanche l’eco.
Così subito dopo il caffé arriva il comunicato che riconvoca tutti per le 14 di Lunedì 15 Settembre, stessa spiaggia, stesso mare, stessa piattaforma digitale.



