Carini. Giallo risolto: morte naturale per i 2 amici

Il mistero che per alcune ore ha avvolto l’appartamento di via Gargagliano a Carini si è dissolto, lasciando spazio soltanto al dolore e allo stupore per una coincidenza tragica e quasi incredibile. Non c’è la mano di un assassino, né l’ombra di un gesto estremo dietro la fine di Vincenzo Lo Presti e Giuseppe Manicioto. L’ipotesi investigativa, divenuta ormai certezza dopo i rilievi effettuati sul posto, è quella della morte naturale. Una fatalità che ha colpito entrambi i sessantottenni, amici nella vita e compagni anche nel momento dell’addio, avvenuto tra le mura della stessa abitazione che condividevano.
Gli interrogativi si erano addensati subito dopo il ritrovamento dei cadaveri, avvenuto nel pomeriggio di venerdì 2 gennaio. La scena che si è presentata agli occhi dei Vigili del Fuoco, entrati in casa dopo l’allarme lanciato da parenti e vicini preoccupati dal silenzio che durava ormai da giorni, poteva suggerire scenari inquietanti. I corpi si trovavano in due stanze diverse: uno riverso nel soggiorno, l’altro nella camera da letto. Una disposizione che, unita alla contemporaneità dei decessi, aveva inizialmente fatto temere il peggio, portando gli inquirenti a non escludere, in prima battuta, alcuna pista, compresa quella dell’omicidio-suicidio o dell’intossicazione alimentare o da monossido.
Tuttavia, l’accurata ispezione condotta dai Carabinieri della locale stazione, supportati dal personale sanitario del 118 e, soprattutto, dall’analisi del medico legale, ha sgombrato il campo da ogni dubbio. All’interno della casa non è stato trovato alcun segno di effrazione o colluttazione: tutto era in ordine, nulla lasciava presagire la presenza di terze persone. Ancor più determinante è stata l’ispezione cadaverica esterna sui corpi dei due uomini: nessuna ferita, nessun segno di violenza, nessun elemento traumatico.
Secondo la ricostruzione avallata dagli inquirenti, i due amici sarebbero stati colti da malore, presumibilmente a breve distanza l’uno dall’altro o forse in momenti in cui nessuno dei due era in grado di chiedere aiuto per sé o per il compagno. Una drammatica sequenza di eventi naturali che ha spento due esistenze parallele.
Di fronte all’evidenza dei riscontri medici e all’assenza di elementi di reato, il Pubblico Ministero di turno ha deciso di non disporre l’autopsia, ritenendo chiara la dinamica degli eventi. Le salme di Vincenzo e Giuseppe sono state dunque restituite alle famiglie per la celebrazione dei funerali, chiudendo così un caso che ha scosso profondamente la comunità di Carini, colpita dalla singolarità di un destino che ha unito i due amici fino all’ultimo respiro.



