Arezzo Wave, band palermitana vince il premio cover

Gli Zurara conquistano la finale nazionale con una rilettura di Piero Ciampi
Una band nata in provincia di Palermo appena due anni fa ha conquistato uno dei riconoscimenti più importanti del panorama musicale indipendente italiano. Gli Zurara si sono aggiudicati il premio per la Miglior Cover alla quarantesima edizione di Arezzo Wave, il contest che anche quest’anno ha portato sul palco le proposte più interessanti arrivate da tutta la penisola.
Il gruppo siciliano ha presentato una propria versione de “Il vino”, celebre brano firmato da Piero Ciampi, costruendo un ponte tra due dimensioni apparentemente lontane. Da un lato l’uomo schiavo dei propri eccessi raccontato dal cantautore livornese, dall’altro la condizione di chi vive ogni giorno senza certezze nei territori palestinesi. Un accostamento che i musicisti hanno spiegato nascere proprio dalla scrittura asciutta e senza filtri di Ciampi, capace di restituire il senso di precarietà senza bisogno di giri di parole.
La performance richiesta dal regolamento del festival prevedeva circa otto minuti sul palco, con l’obbligo di alternare almeno un pezzo inedito a una cover. Gli Zurara hanno scelto di chiudere la propria esibizione con la rilettura del brano di Ciampi, mossa che si è rivelata vincente davanti alla giuria della finale nazionale.
Il premio ottenuto nella selezione regionale apre ora una possibilità concreta: la registrazione di due tracce in uno studio di Catania. L’intenzione della band è quella di utilizzare questa opportunità per fissare su disco proprio la cover premiata, accompagnandola con un video musicale. Un modo per dare continuità a un percorso che sembra essersi avviato con il piede giusto.
Il progetto Zurara prende forma dall’incontro di cinque musicisti con percorsi e sensibilità differenti: Antonino Sileci alla voce e chitarra ritmica, Sergio Sannasardo alle chitarre soliste, Carmelo Bellini al basso, Giusto Correnti alla batteria e Salvatore Di Giunta ai sintetizzatori e ai cori. È Sileci a firmare le prime intuizioni compositive, che poi vengono sviluppate insieme in sala prove e in studio, dove distorsioni misurate, strati sonori ed elementi elettronici danno forma a un suono denso e materico.
Dopo l’esordio con “Lichen”, il gruppo ha pubblicato “POSTLUCE”, primo lavoro discografico che mette a fuoco la propria identità artistica. Tra i riferimenti dichiarati ci sono Verdena, Marlene Kuntz, Afterhours, CCCP, Nirvana, Queens of the Stone Age e The Black Angels, influenze che convivono in una proposta capace di unire l’energia del rock alternativo a una spinta costante verso la sperimentazione.



