Sicilia, obbligo senza corsi: migliaia a rischio sussidio

Sicilia, obbligo senza corsi: migliaia a rischio sussidio
In Sicilia migliaia di beneficiari di misure di sostegno al reddito – dall’Assegno di inclusione (ADI) al Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), fino ai percettori di indennità di disoccupazione – devono frequentare percorsi formativi obbligatori per non perdere il sussidio. Peccato che, per una quota enorme di loro, quei corsi oggi non esistano. Il paradosso si è creato con l’esaurimento delle risorse dell’Avviso 7/2023 (seconda finestra) e la chiusura a settembre dell’Avviso 6/2025, nonostante quest’ultimo finanzi proprio le politiche attive rivolte agli obbligati.
Il risultato è una platea di “obbligati senza offerta”: famiglie che rischiano sospensioni o contestazioni per inadempienza formativa, pur non avendo alcun percorso disponibile; centri per l’impiego che faticano a orientare; enti accreditati con graduatorie piene di domande ammissibili ma non finanziate. Sullo sfondo, l’ennesima corsa contro il tempo per non sprecare fondi europei e non spezzare la filiera formazione–inserimento al lavoro.
Oggi le principali organizzazioni datoriali degli enti di formazione hanno formalizzato all’Assessorato regionale all’Istruzione e Formazione Professionale una richiesta chiara: ampliare immediatamente la dotazione dell’Avviso 7. Nella bozza indirizzata anche al Dipartimento e all’Autorità di gestione FSE+ si legge che i 60 milioni stanziati “non sono sufficienti a coprire il fabbisogno complessivo emerso, stimato in circa 200 milioni di euro”. La domanda, alimentata in gran parte da beneficiari con obbligo di adesione a percorsi di politica attiva, avrebbe dunque travolto i tetti disponibili, lasciando fuori migliaia di potenziali allievi.
Le associazioni ricordano che altri avvisi in corso, come il 26/2025 (ciclo triennale IeFP 2025–2028) e lo stesso 6/2025 (GOL), hanno assicurato la piena copertura delle istanze ammissibili, “favorendo la regolarità procedurale e l’efficienza della spesa”. Perché non applicare la stessa logica al 7/2023, che – proprio in questa fase – è lo strumento più aderente ai fabbisogni degli obbligati? Un incremento della dotazione, sostengono i firmatari, consentirebbe di accelerare l’utilizzo del FSE+ e di certificare per tempo la spesa, riducendo al minimo il vuoto di offerta.
Alla richiesta di più risorse si affianca un tema di trasparenza. Gli enti sollecitano la pubblicazione dell’elenco dei corsi ammissibili ma non finanziati, con indicazione dei tempi di prenotazione: un modo per rendere verificabile l’ordine di arrivo e permettere agli Enti di programmare, evitando settimane di attesa nel limbo. La fotografia che arriva dal territorio, infatti, è fatta di liste chiuse in poche ore, click day con fabbisogni che superano di tre volte le risorse, e sportelli CPI chiamati a gestire aspettative che non trovano sbocco.
Se nulla si muove, gli effetti ricadranno sui più fragili: chi deve aggiornare competenze per rientrare nel mercato del lavoro; chi ha impegni di condizionalità stretti; chi vive lontano dalle città e non ha alternative private. Per questo le organizzazioni datoriali si dicono disponibili a un confronto immediato con l’Amministrazione su riprogrammazione e riallineamento delle misure: priorità agli obbligati, ampliamento della dote, regole chiare e tempi certi.
La formula è semplice: l’obbligo formativo ha senso solo se l’offerta è effettiva, accessibile e tempestiva. Senza corsi, gli obblighi diventano trappole burocratiche. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, sarebbero le famiglie siciliane e l’intero sistema delle politiche attive.



