Formazione. Enti: La legge è pericolosa e va riscritta

Le associazioni datoriali della Formazione Professionale siciliana alzano il tono dello scontro sulla riforma approvata all’ARS. In un documento dai contenuti netti parlano di «una legge sbagliata e pericolosa, mossa da buone intenzioni ma che va immediatamente riscritta. La Sicilia non può rivivere gli errori del passato». Nel mirino c’è l’impianto che, secondo i firmatari, scardina il ruolo degli enti accreditati per consegnare la regia della formazione alle imprese.
«Le dichiarazioni riportate da Live Sicilia e le parole del presidente della camera di commercio Albanese confermano purtroppo ciò che avevamo già denunciato: questa legge non valorizza la formazione, ma la consegna alle imprese, marginalizzando e cancellando il ruolo degli enti accreditati, unico presidio di qualità, trasparenza e professionalità», affermano le associazioni. Il punto, spiegano, non è un derby ideologico tra pubblico e privato, ma la tutela di una funzione che la Costituzione colloca tra i diritti fondamentali. «Avevamo avvertito che ridurre la formazione a mero addestramento aziendale avrebbe significato snaturare una funzione pubblica di rango costituzionale. Oggi, dalle stesse dichiarazioni di chi sostiene questa legge, emerge con chiarezza una visione pericolosa: la formazione come strumento per le aziende e non più come diritto universale dei cittadini».
I rappresentanti delle associazioni respingono anche la narrazione secondo cui il sistema avrebbe fin qui sostenuto più i lavoratori che i discenti. «È inaccettabile anche la narrazione secondo cui la formazione professionale “sarebbe stata finalizzata soltanto ad offrire uno stipendio ai migliaia di formatori”», dicono, rivolgendo un monito alla politica e al mondo produttivo: «Ricordiamo al presidente della camera di commercio che quando, negli anni scorsi, la politica regionale si è piegata alle ingerenze di Confindustria, i risultati furono drammatici: migliaia di lavoratori espulsi e famiglie ridotte sul lastrico; un sistema formativo bloccato per anni; inchieste giudiziarie e giornalistiche che hanno documentato le interferenze esercitate da ambienti imprenditoriali dentro i processi decisionali della Regione».
Il passato, evocato con toni severi, è il grimaldello per chiedere oggi una marcia indietro. «La memoria di quella stagione buia dovrebbe indurre chiunque oggi a maggiore prudenza e rispetto. Non si può infangare la dignità professionale di migliaia di operatori onesti, né piegare una funzione pubblica a logiche privatistiche e di lobby». E il perimetro valoriale viene ribadito con chiarezza: «La formazione professionale è un diritto dei cittadini, un pilastro delle politiche attive del lavoro e uno strumento di inclusione sociale. Non può e non deve diventare un privilegio per pochi».
C’è poi il capitolo della spesa: per le associazioni, prima di immaginare nuove architetture normative bisognerebbe far camminare le misure già finanziate. «Se davvero la Regione vuole sostenere imprese e occupazione, inizi a spendere le risorse già stanziate, anziché annunciare riforme che rischiano di paralizzare ulteriormente il settore. Dopo la modifica della legge 23/2019, non ci sono più alibi: è il momento di passare dalle parole ai fatti». Il riferimento più diretto è all’Avviso 22/2024 “Formare per Assumere”, «una misura da 38 milioni di euro, pubblicata dieci mesi fa e ancora oggi ferma, impedendo alle aziende di presentare progetti per formare e assumere». Da qui la stoccata: «Con un pizzico di ironia, ma con massima serietà, ricordiamo che la misura si chiama “Formare per Assumere”, non “Aspettare per non fare”».
Sul piano politico, la richiesta è esplicita: «Chiediamo l’immediata abrogazione della legge approvata all’ARS, perché rappresenta un pericoloso passo indietro e mina le fondamenta del sistema educativo siciliano», scrivono le associazioni, che invocano un metodo partecipato: «Chiediamo l’apertura immediata di un tavolo di confronto con tutte le associazioni di categoria e le parti sociali, affinché la riforma della formazione venga costruita su basi trasparenti, condivise e realmente utili alla Sicilia». E fissano un principio non negoziabile: «Ribadiamo che senza enti accreditati non esiste formazione pubblica di qualità, ma solo addestramento occasionale e interessato, esposto al rischio di derive clientelari e collusive».
La chiosa è un appello trasversale, rivolto a tutte le forze politiche: «Il ricordo delle stagioni più buie della formazione in Sicilia impone oggi prudenza e responsabilità. Per questo rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche: cancellate la legge approvata frettolosamente in un solo giorno e aprite un percorso condiviso per una vera riforma, utile alla Sicilia e ai suoi giovani».



