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Palermo ricorda Di Bonaventura, 40 anni dopo

Cerimonia in via Emerico Amari per il carabiniere ucciso nel 1986 durante una rapina

Quarant’anni fa, in una agenzia di viaggi di via Emerico Amari, un giovane carabiniere in licenza perse la vita per fermare due rapinatori. Questa mattina, nello stesso punto, l’Arma dei Carabinieri ha voluto ricordarlo con una cerimonia solenne. Stefano Di Bonaventura, carabiniere ausiliario originario di Roma, aveva vent’anni quando fu colpito alle spalle da un colpo di pistola mentre tentava di sventare una rapina. Nonostante la ferita mortale, trovò la forza di inseguire i fuggitivi e di sparare con la pistola d’ordinanza. Per quel gesto, il 16 aprile 1987, gli fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

La commemorazione è iniziata con lo schieramento di un Reparto d’Onore, accompagnato dalle note della Fanfara del 12° Reggimento “Sicilia”. Presenti le massime autorità civili e militari. Il momento più intenso è stato la deposizione di una corona d’alloro nel luogo dell’uccisione, compiuta dal Generale di Corpo d’Armata Claudio Domizi, Comandante Interregionale Carabinieri “Culqualber”, affiancato dal Generale di Divisione Stefano Iasson, Comandante della Divisione Unità Mobili, e dal Generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, Comandante della Legione “Sicilia”. Subito dopo, il Cappellano Militare del Comando Legione Sicilia, don Salvatore Falzone, ha officiato un momento di raccoglimento religioso.

Prima della chiusura, il Generale Domizi ha preso la parola rivolgendosi in particolare agli studenti dell’Istituto Comprensivo Politeama, presenti alla cerimonia. Ha detto che sono proprio loro i destinatari dello spirito di questa giornata. Ha aggiunto che il sacrificio di un servitore dello Stato come Di Bonaventura non deve essere dimenticato, ma diventare esempio quotidiano. Ha spiegato che servono cittadini capaci di tradurre in azioni concrete valori come il senso del dovere, l’altruismo, lo spirito di servizio e il coraggio. Infine ha rivolto un pensiero a tutti i carabinieri e ai servitori dello Stato, invitandoli a guardare al seme gettato quarant’anni fa da Stefano Di Bonaventura e a orientare ogni giorno il proprio agire con correttezza e dedizione.

La storia di Di Bonaventura è quella di un ragazzo che aveva scelto di indossare la divisa per assolvere gli obblighi di leva nel 12° Battaglione “Sicilia”. Quel 13 ottobre 1986 non era in servizio, si trovava in abiti civili. Ma alla vista dei due malviventi armati non esitò. Dopo una violenta colluttazione con uno dei rapinatori, fu raggiunto alle spalle da un proiettile. La sua reazione, però, fu immediata: uscì dal locale e cercò di fermare i fuggitivi. A distanza di quattro decenni, il suo nome resta legato a un esempio di altruismo e abnegazione che l’Arma ha voluto tramandare alle nuove generazioni.

35 anni, vive a Palermo e ha fatto dello sport la sua filosofia di vita. Personal trainer certificato, da oltre un decennio affianca atleti e appassionati in percorsi di allenamento personalizzati, puntando sul benessere fisico come motore di equilibrio mentale. Cresciuto a pane e pallone nei campetti di quartiere, ha coltivato una profonda passione per il calcio e il futsal, sport che ha praticato a livello agonistico e che oggi racconta con sguardo competente e appassionato.Accanto all'attività in palestra, Antonio ha sviluppato una vocazione giornalistica che lo ha portato a collaborare con Palermo Post, dove scrive articoli e approfondimenti su sport locali, dilettantismo e realtà giovanili. Conosce bene il tessuto sportivo della città, ne segue da vicino i talenti emergenti e crede fermamente nel valore sociale dello sport come strumento educativo e di riscatto.Autentico, diretto, mai banale nei suoi commenti, riesce a trasmettere nei suoi pezzi la stessa energia che mette in campo con i suoi allievi. Tra un allenamento e una partita, racconta Palermo attraverso lo sport, convinto che ogni storia di sacrificio e passione meriti di essere ascoltata.

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