Palermo scende in piazza contro la violenza sulle donne

Elena Cicardo
da Elena Cicardo
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Al grido di “Basta guerre sui nostri corpi”, Palermo scende in piazza in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e della violenza di genere con il pañuelo, il fazzoletto simbolo della battaglia per l’aborto legale che dall’Argentina si è diffuso in tutto il mondo, una gruccia con cui, attraverso un intervento atroce ed estremamente pericoloso, senza anestesia, che spesso portava alla more si praticavano molti aborti casalinghi, e un mazzo di chiavi, per ricordare che la violenza di genere viene nella stragrande maggioranza dei casi perpetrata da un compagno, da un familiare o da un conoscente.

Il corteo, organizzato da Non una di meno – Palermo, da piazza Bellini, con il concentramento previsto per le 17, arriverà in piazza Indipendenza, davanti alla Presidenza della Regione. E si farà megafono di tutte le battaglie che si stanno combattendo sui corpi delle donne, e non solo sul loro, in tutto il mondo, connettendo le resistenze femministe. Dalla rivolta delle donne iraniane, alle combattenti curde, dall’attacco violento ai corpi, agli spazi e alle mobilità delle soggettività migranti compiuto anche solo con l’utilizzo di parole come “selezione” e “carico residuale” all’enfasi sulla natalità come dovere civile, senza però alcuna previsione di investimento sui salari e sul welfare pubblico.

Dall’inizio del 2022 sono 91 in Italia i femminicidi, i lesbicidi e i transcidi, una guerra consumata quotidianamente nello spazio pubblico così come nello spazio domestico. Ma è guerra ai corpi delle donne, sottolineano dal movimento, anche la quasi totale assenza di consultori in Italia e soprattutto in Sicilia, mentre si sceglie di investire in finanziamenti detti “pro-vita”. La Sicilia, la quinta regione più popolosa d’Italia, ha solo 184 consultori pubblici su 5 milioni di abitanti. E in generale nel Paese ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione: uno ogni 35mila abitanti quando ne sarebbe raccomandato uno ogni 20mila. E lo è anche quella che vede l’81,6% dei ginecologi obiettori in Sicilia, il 73% tra gli anestesisti e oltre l’86 per il personale non medico. Figure che non garantiscono un aborto libero, sicuro e gratuito, abbandonando le donne a spostarsi per abortire, rendendo il diritto un privilegio. È guerra ai corpi anche quella delle visite ginecologiche con personale ancora impreparato sulla sfera completa degli anticoncezionali, con pericolose e infondate posizioni obiettrici. Ma anche i mancati investimenti nella ricerca e nel riconoscimento delle cosiddette “malattie invisibili” che oggi trovano uno spazio nel dibattito pubblico solo grazie a reti dal basso.

Un corteo che denuncia tutte le declinazioni della violenza patriarcale, strutturale e sistemica, che viene consumata tutti i giorni sui corpi delle donne, che va dalla violenza economica alla violenza sanitaria, dalla violenza psicologica alla violenza fisica fino al femminicidio e al transcidio.

Ma non è l’unica iniziativa a Palermo. Una panchina rossa al liceo classico Umberto I ricorda Carmela Petrucci, uccisa nell’androne di casa. All’interno del tribunale è stata allestita una mostra con i volti delle donne vittime di femminicidio. A partire dalle 10 nell’aula magna dello Steri si tiene l’incontro “Una comunità di complici. Ripensare la violenza maschile contro le donne all’interno del paradigma securitario”, per riflettere su fenomeni come il femminicidio e la violenza di genere in un sistema di discriminazione più grande che affonda le sue radici nella nostra cultura. Le relazioni sono tenute da Tamar Pitch, giurista dell’Università di Perugia sul tema “Il malinteso della vittima” e da Lorenzo Gasbarrini, scrittore, sul tema “L’inganno della libertà dagli stereotipi”.

Alle 11, in piazza San Domenico, gli alunni della direzione didattica Cavallari e dell’istituto Ferrara, sono i protagonisti di un flash mob contro la violenza di genere e un momento musicale con “Canción sin miedo” della cantante Vivir Quintana, diventata un vero e proprio inno contro il femminicidio. Allo stesso orario, in piazza Croci, i presidenti di Zonta International, Rotary International e InnerWheel presentani alla cittadinanza il “bus in livrea” che circolerà per 30 giorni in città per ricordare le tante vittime di femminicidi e per sensibilizzare la cittadinanza al tema dei diritti e della dignità delle donne. Dalle 12 al campus universitario di viale delle Scienze si tiene il flash mob “Una lunga sciarpa rossa”, mentre dalle 9 alle 13, al ristorante Moltivolti, Arcigay Palermo organizza il dibattito “Persone rifugiate LGBTQIA+ e diritto alla salute”, una riflessione su come la violenza di genere sia un fenomeno sistemico che coinvolge anche le persone lgbt e i rifugiati titolari di protezione internazionale per violenze di genere nei loro paesi d’origine.

Alle 18, nella Sala Martorana di Palazzo Comitini si esibisce la Women Orchestra diretta dalla giovane siciliana Alessandra Pipitone. Precede l’evento, alle 16.30, il dibattito sul femminicidio, con la professoressa Alessandra Dino, autrice del libro “Femminicidi a processo”, Monica Genovese, avvocata per la difesa delle vittime di violenza e la giornalista Marina Turco. A seguire verrà inaugurata una panchina rossa su cui verrà apposta la frase dell’ex Segretario generale delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la Pace 2001 Kofi Annan “La violenza sulle donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani”. Alle 18.30, a Palazzo Cefalà in via Alloro, 99 si tiene il convegno “La città multiculturale e la violenza sulle donne”, un focus sulla violenza di genere nei rapporti tra comunità locali e straniere. Partecipano Osas Egbon, presidente dell’associazione Donne di Benin City, Valeria Minà, avvocata, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Luca Sciattelli, dirigente del commissariato Oreto della polizia di Stato e Salvino Macri, colonnello dell’Arma dei carabinieri. Intervengono anche Ibrahima Kobena, presidente della Consulta delle culture e Dasililla Pecorella, coordinatrice contro la tratta di esseri umani e violenza sulle donne. Udi Palermo, infine, a partire dalle 17 nella sala De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa organizza una rassegna di documentari diretti da registe latino-americane, in collaborazione con Bam, Biennale Arcipelago Mediterraneo.

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