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Palermo il giorno dopo. Il dolce e l’amaro

Il Dolce e L’amaro, rosa e nero i colori della nostra squadra, così si risveglia Palermo il 13 giugno. L’alba di un giorno, che non è uno qualunque. Negli occhi abbiamo una delle più grandi imprese sportiva della storia della Palermo calcistica ed una delle più squallide giornate elettorali della storia democratica della Città. Si alza il simbolo della fenice sulle teste dei tifosi della curva nord superiore, testimonia il riscatto di una tifoseria relegata appena tre anni fa tra i dilettanti. In pochi credevano che Mirri riuscisse nell’impresa. Noi per primi abbiamo più volte criticato la scelta di Leoluca Orlando di affidargli le sorti calcistiche della città. Mai per la persona di cui abbiamo sempre riconosciuto le qualità e lo spessore morale. Ma per la scarsezza di mezzi. Un calcio senza denari era impensabile.

E, invece, ci sbagliavamo il Palermo a Mirri è stato uno dei capolavori di Orlando. L’ex Sindaco, ormai lo possiamo dire, che incarna l’altalena tra il dolce e l’amaro, elementi fondativi della città alle pendici del Montepellegrino. Mirri aveva promesso ai tifosi la B in tre anni, incredibilmente ha centrato l’obiettivo e lo ha fatto con una società in salute, senza sperperare un euro e con una squadra poco più che discreta. Un miracolo sportivo targato Sagramola e Castagnetti che con pochi mezzi hanno saputo fare le scelte giuste. Hanno puntato su un’allenatore autentico fuoriclasse per i valori che è stato in grado di imprimere nella testa dei suoi calciatori. Avevamo tutti torto, Mirri ci stava confezionando il dolce più bello a cui manca solo la ciliegina Araba o Statunitense che sia.

Il dolce e l’amaro la più squallida delle elezioni

L’alba del 13 giugno del 2012 ha visto svegliare una città che tocca il fondo dei suoi valori civili e democratici. La fine di un’epoca dopo 25 anni alternati di amministrazione di Leoluca Orlando, che nel bene e nel male hanno segnato e cambiato profondamente l’anima della Città stessa. Un commiato che avrebbe meritato ben altro scenario. Chi amministrerà lo farà raccogliendo macerie e con una legittimazione ai minimi storici. Meno di un palermitano su due si è recato alle urne e il vincitore sarà comunque legittimato da una maggioranza non assoluta dei votanti. Ad ora gli exit poll dicono Lagalla con una forchetta che va dal 43 al 47 percento.

Due candidati arrestati per voto di scambio politico mafioso, galoppini agli angoli delle strade con le liste di votanti, 170 presidenti di seggio che decidono di abdicare e diverse sezioni elettorali, quelle delle zone più a “rischio”, accorpate ad altre sezioni. Uno spoglio che comincerà nel primo pomeriggio e che non riusciamo ad immaginare quando finirà e se finirà. Il dolce e l’amaro di questo lunedì 13 giugno, abbiamo nel cuore la gioia del riscatto sportivo e nella testa la frustrazione per il disastro civile.

Simone Di Trapani – Palermo Post

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