Odonomastica femminile a Partinico

Antonio Catalfio
da Antonio Catalfio
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L’odonomastica è lo studio delle vie, delle piazze, delle aree di circolazione pubbliche o aperte al pubblico di una città. Il nome deriva dal greco Όδóς, via, strada e onomastica da óνομαστική  (τέχνη), arte del denominare. Gli odonimi sono dunque i nomi di strade, vicoli, viali, cortili e piazze che per legge devono avere una denominazione. La toponomastica urbana è un percorso interessantissimo e stratigrafico perché nel tempo gli odonimi cambiano e il loro studio ci pone interessanti interrogativi sulla società del tempo, sulle inclinazioni politiche delle amministrazioni comunali e della società civile. Gli odonimi femminili sono ovunque altamente minoritari, fatto questo dovuto certamente alla difficoltà di emancipazione della donna nella storia, unito anche ad un deliberato e nemmeno nascosto maschilismo nelle scelte di intitolazione. Questo breve studio si incentra sulla città di Partinico, in provincia di Palermo, grosso centro al confine con la provincia

Partinico. Centro Storico
Beata Pina Suriano

di Trapani. Dallo stradario ufficiale del Comune di Partinico, su 648 odonimi, appena 23 sono dedicati a donne. Interessante è la prima denominazione di una piazza intitolata alla Poetessa Bonura. Raffaella Mancuso Bonura, insegnante, fu raro esempio di figura femminile negli anni trenta del secolo scorso. In contatto con Pascoli, D’Annunzio e Francesco Guardione e animatrice di un circolo culturale nella Torre cinquecentesca all’ingresso di Partinico. La denominazione risale al 1959 ed è una rarità se si considera che nella città lo spazio a letterate e poetesse è condiviso solamente col premio Nobel Grazia Deledda, alla quale è stata intitolata nello stesso anno una via. Gli agiotoponimi urbani, i nomi di vie e piazze dedicati a santi e sante sono in genere i più numerosi al femminile data la presenza qui quasi paritaria della donna nel cristianesimo, prima fra tutte la Madonna. A Partinico la strada più importante è la via Maria SS del Ponte, la strada che dal centro urbano porta al famoso santuario nell’omonima contrada, legato ad un culto vivissimo nella popolazione. La via Collegio di Maria è la strada prospiciente al collegio destinato all’educazione femminile, fondato nel settecento e presente in tantissimi comuni siciliani. Via Maddalena invece è nome controverso, potrebbe essere un odonimo femminile o anche un agiotoponimo ma anche un nome di famiglia. A Sant’Anna è dedicata una delle vie più antiche della città: via Sant’Annuzza, che riporta il vezzeggiativo popolare della santa. Anche a Palermo esisteva una via con questa denominazione, l’odierna via Pignatelli Aragona, dove è presente la chiesa di Santa Anna dei Pioppi o Sant’Annuzza. Sant’Anna è la protettrice delle lavandaie e proprio qui passava il fiume della Cubba, poi convogliato in un acquedotto, dove le donne si recavano per lavare i panni. La rassegna degli agiotoponimi del tessuto urbano di Partinico prosegue con via Santa Rita, via Maria SS Addolorata, piazza Santa Caterina da Siena, intitolata nel 1982, sulla quale insiste la omonima recente chiesa e che dà il nome all’intero quartiere. Recenti anche le intitolazioni a Madre Teresa di Calcutta (2009), una via extraurbana che dalla borgata Parrini arriva sino alla strada statale 113 nei pressi dello svincolo autostradale e via Pina Suriano, beatificata dal Papa Giovanni Paolo nel 2004, amatissima figura di religiosa che morì a soli 35 anni e le cui spoglie sono conservate, con la reliquia del braccio incorrotto, nella chiesa del Sacro Cuore, oggi santuario Beata Pina Suriano, meta assidua di pellegrinaggio. Insolita la intitolazione a Giovanna D’Arco, la pulzella d’Orleans che è intitolata senza l’appellativo di Santa; beatificata da Pio X nel 1909 e canonizzata nel 1920 da papa Benedetto XV. È la patrona della Francia. Ma Partinico ha intitolato anche nel 2017, probabilmente sotto la spinta dei movimenti per la vita, una via a Santa Gianna Beretta Molla, la pediatra di Magenta che, affetta da un fibroma all’utero portò a termine la gravidanza morendo per una setticemia dopo il cesareo a soli 39 anni. Infine la via Monachella, un’anonima denominazione popolare, ufficializzata nel 1935, che doveva abitare nel centro storico di Partinico ed essere amatissima dalla popolazione. Di impossibile identificazione è anche la donna a cui è stato dedicato il vicolo Susanna, nel centro storico del paese, un nome certamente non frequente in Sicilia. Via Elisabetta Castronovo è dedicata alla studiosa che scrisse sulle “radici antiche e simboliche del paesaggio siciliano: la pianta dell’ulivo”. La tradizione monarchica segnaliamo la via Principessa Elena e Villa Margherita, grande parco urbano sorto intorno al

Roberta Riina

1850.  La via che attraversa l’omonima contrada è stata dedicata recentemente alla nobildonna Giulia Pollastra, citata nei documenti risalenti al 1580, dal nome della famiglia deriva anche l’affluente del Nocella, il Puddastri, idronimo che ha resistito nella sua forma popolare. Una via ad una anonima Levatrice che qui abitava è stata deliberata nel 1935, ufficializzando l’odonimo popolare già esistente. Un riconoscimento che troviamo anche a Palermo dove esiste la via Mammana.

Tre importanti figure femminili trasmettono finalmente un messaggio forte. Tre donne accomunate dall’aver subito una morte violenta: via Emanuela Setti Carraro, la giovane moglie di Carlo Alberto Dalla Chiesa, che venne uccisa insieme al marito nell’attentato mafioso di via Isidoro Carini a Palermo, via Maria Grazia Cutuli, la giornalista siciliana uccisa nel 2001 in Afghanistan e la giovanissima partinicese Roberta Riina, vittima di femminicidio a soli 24 anni, che sognava di diventare giornalista. A Roberta è stata intitolata nel 2012 una villa pubblica.

Antonio Catalfio –  Palermo Post

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