La crisi del populismo di governo

Di populismo di governo nell’ultimo decennio ne abbiamo visto tanto. Sfiorando la deriva anche nel nostro paese in più di un’occasione, sia con un Renzi in pieno delirio di onnipotenza dopo il 40% alle elezioni europee, sia con il tentativo di Salvini nell’anno giallo-verde, naufragato tra un Mojito e l’altro al Papete Beach. Ma gli effetti più devastanti li abbiamo visti negli Stati Uniti e nel Brasile di Bolsonaro, con l’ex presidente Trump a seguire bizzarre teorie per compiacere la propria base elettorale, venendo inesorabilmente travolto da contagi e decessi, prima di perdere le elezioni.

La storia ci insegna che il populismo non é né di destra, né di sinistra, piuttosto é una ricetta semplice di acquisizione del consenso (sempre più volatile). La ricetta recita che serve un capo carismatico e un popolo da esaltare a cui aggiungere un pizzico di demagogia e la superficialità dell’elettorato quanto basta. Più difficili e impopolari sono le scelte di chi governa, più il popolo si sente oppresso, a prescindere dal fatto che lo sia davvero. Per cui se si innesta la ricetta del populismo su questa base qui, esaltando i sentimenti popolari i consensi salgono, salgono, salgono, fino a far girare la testa.

Ovviamente, poi chi vince deve governare e lì tutto cambia, lo sanno bene i Matteo italiani e lo sa bene Trump, che il populismo di governo non può funzionare in una democrazia consolidata con un’economia libera. Perché chi governa deve gioco forza fare scelte impopolari e non solo in momenti storici straordinariamente emergenziali come questo.

Populismo di Governo in Sicilia

Populismo di Governo che consuma la sua crisi, proprio in Sicilia, regione Governata da un Presidente di estrema destra, ma non populista. Sia quando faceva il capo dell’opposizione a Crocetta, sia in questi quasi quattro anni di Governo, Nello Musumeci non ha mai usato la ricetta del populismo.

Ma é l’unico governatore di Fratelli d’Italia, partito che più di ogni altro sta cavalcando l’onda populista. Succede allora che il Presidente Musumeci si trova a dovere pianificare una campagna vaccinale, mentre il suo partito flirta con i no vax. Succede che deve introdurre il green pass per tentare di dare un barlume di sicurezza ai tanti turisti che visitano parchi e musei, mentre il suo partito nazionale la chiama misura “liberticida”. Infine, é costretto, forse tardivamente, a ricorrere a misure d’emergenza per contrastare la quarta ondata, arrivata inesorabilmente in Sicilia.

Il risultato é un uomo solo al comando, su cui piomba per primo il fuoco amico. Salvini, l’alleato principale, che dopo gli ingressi di peso, punta a governare con un suo uomo la Sicilia, é il primo a sparare. Subito dopo segue Fratelli d’Italia, il suo stesso partito con una raffica di comunicati che sconfessano l’ordinanza del Presidente della Regione Sicilia. Naturalmente, anche dall’opposizione, non arrivano rose. Si critica il ritardo delle misure e della campagna vaccinale nell’isola.

E siccome il populismo di governo entra in crisi con la democrazia e l’economia liberale e quello é l’alveo del suo stesso partito, il risultato é lo stallo nel quale vegeta la Regione Sicilia. Un governo senza visione complessiva, che non ha saputo affrontare la crisi pandemica (provando a scaricare su Roma le proprie colpe), senza il coraggio di intraprendere scelte impopolari, ma che avrebbero dato frutti sul lungo periodo, che limita la propria azione al soddisfacimento di qualche sodale e alla distribuzione di risorse a pioggia da parte di qualche assessore.

Simone Di Trapani – Palermo Post

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che tu sia d'accordo, ma puoi annullare l'iscrizione se lo desideri. Accetta Leggi di più