Cuffaro risponde da “gigante” al collettivo Offline

Redazione
da Redazione
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Nel giorno della prima del documentario su Totò Cuffaro il collettivo Offline torna a tappezzare di manifesti alcune strade a Palermo. Era già successo durante la campagna elettorale con slogan “Forza Mafia” e faccioni di Totò Riina, il capo di cosa nostra e Vittorio Mangano. Oggi sono apparsi i manifesti con la scritta “Totò Cuffaro riabilitato e presto beatificato”, affissi stamattina in via Paternostro, a piazza Sant’Oliva e a piazza Castelnuovo. Non una scelta casuale. Questo pomeriggio alle 18 è prevista la proiezione del documentario sulle imprese sportive dell’ex governatore al cinema Al Politeama.

Nel documentario il regista Marco Gallo in 1768 giorni racconta l’ex presidente della Regione Siciliana dalla sua uscita dal carcere fino ad oggi, accompagnando e filmando i suoi giorni in Burundi, il periodo della pandemia, il ritorno in politica. “Un documentario – spiega la produzione (la SouthMovie Comunicazione) – dove emerge il lato umano del politico, passato dal potere al carcere fino alla riabilitazione”, riconosciuta di recente dai tribunali e sigillata dalla foto sulla locandina del film: zainetto in spalla, in cammino per le strade dell’Africa, Totò Cuffaro, direbbe Jack Kerouac, è di nuovo ‘on the road’.

Il ricavato della serata sarà devoluto all’associazione Aiutiamoilburundi onlus e “sarà destinato alle tante attività umanitarie che da molti anni portiamo avanti in Burundi con un’attenzione particolare a tantissimi bimbi negli orfanotrofi”, dichiara Stefano Cirillo direttore di Aiutiamoilburundi. Cuffaro fu condannato definitivamente a 7 anni di reclusione per favoreggiamento personale verso appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Recluso a Rebibbia dal 22 gennaio 2011, è stato scarcerato il 13 dicembre 2015. Ai manifesti risponde, scusate se entriamo nel merito, da gigante Cuffaro: “Io rispetto e credo nella nostra Costituzione. Secondo l’art 27, comma 3: le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Penso sia un dovere per tutti e un diritto per chi ci crede. Evidentemente non tutti ne sono convinti. Ma l’art. 13 della Costituzione difende e garantisce la libertà tutta, anche quella di pensiero e di espressione. Soprattutto di chi pensa e si esprime contro di me. Ed io credo nella Costituzione e la rispetto, sempre”.

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