Cristo si è fermato a Partinico

Simone Di Trapani
da Simone Di Trapani
3 Minuti di lettura

L’inizio della fine della sinistra italiana non comincia con un muro che crolla, quello per chi ha nel DNA il concetto di libertà non poteva che rappresentare l’ingresso nella modernità e l’abbraccio definitivo con la democrazia. L’inizio della fine della sinistra italiana comincia 4 anni dopo con un lancio di monetine fuori dall’Hotel Rafäel a Roma. Centinaia di forcaioli contro un uomo solo, la maggior parte dei quali militanti del pds, di rifondazione comunista e del movimento sociale italiano, estremisti di destra e sinistra insieme? Semplicemente italiani, che dopo aver bevuto alla coppa del maligno lo rinnegano e lo appendono a testa in giù.

Da quell’idea forcaiola e malsana, che ti porta a percepirti come più di chiunque e di qualsiasi cosa, nasce la moderna sinistra italiana. Il superamento di quella storica era ed è inevitabile. Se i prodromi della sinistra storica furono le rivendicazioni socio economiche di operai e contadini (categoria scomparse da almeno un ventennio), linfa vitale per quasi un secolo. I segni iniziali di quella moderna sono una forca e un piedistallo da salotto. Livore e senso di superiorità cosa avrebbero mai potuto partorire se non un’orgia di mediocrità inconsapevole di se stessa?

Così a poco meno di 30 anni dall’Hotel Rafäel per la sinistra italiana Cristo si è fermato a Partinico. Da quella cartina al tornasole, periferia della periferia nel meridione più meridione del paese, tutta la tristezza di una vana e inutile proposta autoreferenziale, esercitata solo per potersi dire esistiamo ancora e fare passerelle su palchi troppo grandi per piazze troppo vuote, urlando il verbo che si specchia e li esalta.

Democratici, Progressisti, Comunisti e pure Pentastellati, tutti insieme, uniti contro le destre divise e litigiose. Sembrerebbe l’inizio di una narrazione vincente, invece è la fine dopo l’ennesima cocente sconfitta. Scelti da meno di 2 elettori su 10, ignorati da un cittadino su due che non si è recato alle urne. E così tirano a campare, giorno dopo giorno, che meno siamo e più spazio abbiamo nel retrobottega nel quale ci siamo chiusi. Barricati nel fortino con lo sguardo e le idee rivolte ad un passato che non esiste e i piedi in marcia verso un baratro ancora più misero e ancora profondo. E il dramma diventa farsa quando capiamo che possiamo vivere benissimo facendone a meno.

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