La comunicazione politica non racconta la politica reale

Il fine della comunicazione politica non è rendere l'elettore consapevole.

Ce li ritroviamo ovunque: sui social, in TV e alla radio, ad ogni ora del giorno e della notte, a parlare di tutto. Anche di materie non di loro competenza. I politici si possono considerare le vere celebrità di quest’ultimo decennio. Nella carriera di un politico, oramai, le abilità in comunicazione politica hanno precedenza su quelle di politica concreta. E le nefaste conseguenze, purtroppo, sono evidenti.

Sui social, hanno più followers delle attuali popstar. In TV hanno perfino spodestato gli chef e le vallette. Uno slogan populista di Salvini in tv, fa più ascolti di un paio di natiche o di una carbonara preparata e cucinata perfettamente. Non abbiamo scampo. Anche a volerli ignorare, te li ritrovi sempre su uno schermo, che sia dello smartphone o della TV. Puoi silenziarli e bloccarli su Twitter, ma ne spuntano sempre di nuovi, più furbi e più arroganti. Puoi cambiar canale, ma te li ritrovi in un altro.

comunicazione politica salvini

Con i governi Berlusconi (colui che ha veramente cambiato, in peggio, la comunicazione politica), l’Italia è caduta in una perenne campagna elettorale. Da allora, qualsiasi politico sa che i media vanno sfruttati solo ed esclusivamente per sedurre l’elettore e non certo per fare analisi politico-economiche trasparenti e oneste.

Regola n. 1 per un partito: mai fare autocritica sui media

Se un telegiornale intervista Di Maio concedendogli tre minuti, questo non andrà certo ad annunciare che per istituire il reddito di cittadinanza dovrà aumentare qualche tassa, perdendo così un milione di voti. Bensì, pronuncerà qualche slogan per accarezzare gli elettori. Se Renzi ha mancato miseramente gli obiettivi durante la sua legislatura, non andrà certo ad ammettere i propri limiti in un’intervista in radio, dato pure il narcisismo patologico che lo tormenta. Bensì, scaricherà la colpa sul partito politico a lui opposto.

La comunicazione politica è una cosa, la politica reale tutt’altra. Ascoltare tutte le interviste e leggere tutti i tweet dei politici, non fa di noi delle persone attente alla politica. Fa di noi delle perfette pedine da scacchi che i politici si divertono a spostare ad ogni tornata elettorale.

Cosa vuol dire, allora, seguire la politica?

Essere davvero attenti alla politica del Paese, vuol dire seguire le attività parlamentari, interpretare statistiche, leggere le centinaia di pagine di una manovra finanziaria e bilanci di aziende statali. Tutto quel che un elettore medio non fa mai poiché nemmeno capace. Ed è proprio questa pigrizia dell’elettore che permette ad un politico di dire una cosa e farne un’altra, senza provare il minimo imbarazzo.

Cosimo Amato

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