Il lavoro nero dilaga in Sicilia, ispezioni quasi inesistenti

La Regione Sicilia è terza in Italia per tasso di lavoro nero

Secondo statistiche pubblicate dalla Commissione Europea nello scorso aprile, la disoccupazione in Sicilia, nella fascia che va dai 15 ai 74 anni, è al 21,5%. Percentuale tre volte maggiore rispetto alla media europea che è del 6,9%. E se la media è del 6,9%, vuol dire che ci sono regioni, come la Boemia Centrale, Repubblica Ceca, in cui la disoccupazione è all’1,3% o come la Mittelfranken, Germania, all’1,8%. Statistiche preoccupanti che celano un problema nel problema: la dilagante espansione del lavoro nero.

Dietro quel 21,5% si nasconde infatti un esercito di oltre 300.000 lavoratori irregolari. Trecentomila persone vuol dire una città grande quanto Catania composta solo da lavoratori che prestano lavoro nero al proprio datore di lavoro.

L’assenza di ispezioni tra le cause principali del lavoro nero

Ciò è possibile grazie al fatto che i controlli sono quasi inesistenti: la Sicilia dispone solo di 96 ispettori a fronte di migliaia di richieste di ispezione. Venerando Lo Conti, dell’Ispettorato del lavoro di Palermo, ammette: “Nell’ufficio di Palermo che si occupa dei controlli, si contano solo cinque fra ispettori e funzionari a contrastare il lavoro nero, ma a fare le ispezioni in tutta la provincia di Palermo è solitamente una sola persona cui, a volte, se ne aggiunge una seconda”. L’ufficio, infatti, non si occupa soltanto delle ispezioni, ma anche delle procedure nei tribunali, della vigilanza nei patronati, delle vertenze collettive e altro ancora. L’ufficio è supportato anche dai Carabinieri, i quali partecipano ai controlli di natura penale e ad ispezioni normali nei cantieri o nei trasporti su strada, ma il numero totale di militari impiegati arriva appena a dieci.

È quindi chiaro che le imprese siciliane hanno la libertà di sguazzare nell’illegalità. Si evince anche da quei rari controlli che vengono effettuati. Tra dicembre 2017 e gennaio 2018, sono state ispezionate 92 aziende in tutta la Sicilia. Su un totale di 353 lavoratori ispezionati, ben 109 sono risultati irregolari. Il lavoro nero è quindi un’opportunità sulla quale un’impresa siciliana fa spesso leva.

Il costo del lavoro in Italia è tra i più alti d’Europa, ma è solo una scusa

Da una parte, è vero che il costo del lavoro, cioè il costo per mantenere un lavoratore in regola, in Italia è altissimo (47,7%, il terzo più alto tra i paesi europei). Ciò può scoraggiare anche il datore di lavoro più convinto a rimanere nel lecito. Dall’altra, è vero pure che l’imprenditore che ricorre al lavoro nero elargisce spesso paghe di gran lunga inferiori allo stipendo normale che dovrebbero elargire.

Per fare un esempio, un impiegato con contratto di lavoro regolare che percepisce 1.200€ netti, costa all’azienda circa 2300€ al mese. Si presume quindi che chi vuol raggirare questi costi, dovrebbe garantire al lavoratore in nero uno stipendio di 1200€, quando invece la realtà dice che nel lavoro nero lo stipendio medio è di 700€ e non sono rari i casi in cui si scende fino a 400-500€. Oltre ad evitare il costo del lavoro, quindi, le imprese abusive si appropriano anche di cospicua parte dello stipendio del lavoratore.

Il reddito di cittadinanza funziona solo parzialmente

Una contromisura che pare funzionare parzialmente contro il lavoro nero, è il tanto discusso reddito di cittadinanza. Grazie ad esso, molti lavoratori in nero hanno avuto la possibilità di lasciare il lavoro nero. Il reddito è per loro un sostegno necessario per potersi permettere di rifiutare offerte di lavoro nero e vagliare con calma offerte con contratto di lavoro regolare.

Il provvedimento voluto dal Movimento 5 Stelle non è certamente la soluzione. È stato emanato in fretta per ragioni di campagna elettorale ed ha molte falle, ma sta di fatto che, da quando esso è stato istituito, i datori di lavoro lamentano difficoltà a reperire nuovo personale. Omettendo, probabilmente, che questo sarebbe destinato al lavoro nero e con turni massacranti, a fronte di uno stipendio inadeguato. È quindi palese che finché non ci sarà un aumento considerevole di ispezioni e non si tornerà a legiferare sul costo del lavoro, questa piaga rimarrà aperta.

Cosimo Amato

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